Odio profondo. Mtv (perchè ai ciofani piaGGiono le sigle) e tutto l’ambaradan.
Scritto da Riccardo V. in Concerti Live il 29 gennaio 2010
Che poi è fastido, in realtà, che poi diventa cronico. che poi lo odi.
Che tutto l’universo discografico gira intorno a stereotipi culturali e sociali sub-americani, lo si sa. Vederlo al di fuori delle dinamiche compulsive di Mtv (che VENDE musica a suon di culi), là dove non si era visto, eh, no! così e meglio andare a scuola di nodi per cappio!
Sugli scaffali di note “catene di distribuzione” (se mai abbiate avuto lo strazio e il fastidio di trovarvici dinanzi, lo sapete) non dico di volerci trovare, chessò, i Confuse The Cat, o il gruppetto punk-rock che ascoltavi al liceo, ma al meno santiddio non riempitele di stronzate= tette e culi. Non riempite gli occhi di locandine con “cantanti sexy” (non si cerca neanche più di camuffarli da bravi cantanti, no, si va dritto al succo senza ipocrisia alcuna, dritti: “compra il cd, so’ belli!”). Nel momento in cui la finalità ultima non è più quell’arrivare che noi tanto, in quel momento capisci di doverti girare e andartene, ma tanto arriva prima il fastidio. L’espressione e la comunicazione sostituite, al primo posto, dal soldo, dalle vendite; subito ti ritrovi tra i facili slogan contro la guerra o contro il surriscaldamento del pianeta, con vallette nude sul palco e conduttori finti nerd.
Da un lato, che cazzomenefrega: contribuisce ad arricchire, sfoltendola, quell’oligarchia culturale che altrimenti non esisterebbe, che altrimenti non si sbrodolerebbe addosso idee, frasi e ragionamenti che solo lei sa.
Dall’altro, che cazzo: tutto e proprio tutto deve seguire certe logiche, qualsiasi “indipendente” che duri rischia di caderci?
Chè allora non ci saresti andato nel negozio, a saperlo evitavi, a saperlo evitavi di ficcarti forbici negli occhi, di accendere la tivvù. evitavi insomma, di evitare. Come sapere che LA band islandese -che non cito mai, per gelosia/altro- prima se ne esce con il cantante affaccendato in progetti con altri semi-geni della musica, non contento incide un disco da solista in inglese ed uno col ragazzo; poi succede che scarta il lavoro al quale stava lavorando col gruppo, interamente, cioè una roba tipo: “dobbiamo metterci a scrivere tutto da capo”. Io da grupie quindicenne coll’ormone impazzito ci sono rimasto/a come uno/a che scivola verso il buio. Lo aspettavo da un po’ quel disco, il primo senza certe atmosfere intorno, senza pezzi. ma questa è un’altra storia.
La cosa che mi duole di più è quell’inglese usato, -ecco l’ho detto!- per la prima volta e testato sull’ultimo disco in una singola canzone (pure bruttina). sappiamo tutti che l’importante è il messaggio, il proggetto e l’idea che hai e non con quale idioma li cominichi. Lo so, lo sappiamo. vaffanculo, abbiamo capito.
Mi chiedo, però, in nome di quale motivo un front-man così radicato nelle atmosfere, nei luoghi, nei modi di quella terra che veramente, possa cambiare lingua. La risposta in quello che, più o meno, 230 parole fa. Posso, forse, anche, essere semplicemente io quello ancora legato a un modo, e tutto ciò che c’è in mezzo è solo progresso che non voglio. Io, ad avere timori sparsi.
Vabbè ma l’importante è il progetto, l’idea e la voglia e non quale idioma usi. Tutto qui? Tutto qui.
The Knife (New Song)
Scritto da Riccardo V. in Dischi il 19 gennaio 2010
Nuova canzone per The Knife: composta in collaborazione con Mt. Sims e Planningtorock per l’opera “Tomorrow, In A Year” e basata su un libro di Charles Darwin.
Track presente nell’album chiamato: Colouring of Pigeons. Per altre informazioni, dirigetevi qui, per ascoltarla in streaming, invece, potete cliccare sul seguente link: Colouring of pigeons.
See You!
Mùm @ Circolo degli Artisti (Roma)
Scritto da Riccardo V. in Concerti Live il 1 dicembre 2009
E’ pericoloso. Estremamente pericoloso. Fortemente dolce, intimo, felice, confidenziale, amorevole, accogliente, divertente, vederli dal vivo. Per questo estremamente vincolante. Ripeto: pericoloso.
Vincolante verso certi ragionamenti e certi percorsi, quando ti sforzi di allontanare quella parte fragile di te, quella che sorriderebbe a chiunque, ecco che loro ti accompagnano a ri-prenderla. Come ottimi traghettatori, non ti fanno capire durante il percorso, ti ammaliano con discorsi dalle guance talmente bianche che i rossi sembran disegnati. Ti accorgi dove sei a viaggio concluso, a destinazione raggiunta. Ma quant’è bella quella meta ragiunta? Quanto è dolce abbandonarvisi? …posso guardarvi da lì, ed il rischio è quello di non tornare, il pericolo è quello di non riuscirci nè volerlo. Si sta bene lontano da sè stessi, con loro che cantano tutt’intorno. E cantano l’allegria ma è un velo coprente, lo sappiamo, forse non tutti. C’è l’oscurità dietro note simili, sofferenza e ossessioni macabre.
L’Islanda muore, per ora, lenatamente ma neanche tanto. I suoi “paladini” sembrano aver messo da parte le tristezze della questione (in minima parte) ed essersi rilassati più che preoccupati. Si sa, l’Islanda da qui è lontana. Lo sbattere di pentole a cui non siamo abituati “politicamente” e con il quale, lì, si fanno dimettere governi, ce lo possiamo solamente immaginare tra le note di un idealismo suonato calmo, che ci “presenta” gli abitanti di quei luoghi . Così mi piace pensarlo, così ci hanno abituati a pensare. Sono lontani i fari nei quali scrivevano e che mi hanno fatto immaginare una vita migliore, sognare qualcosa che forse è solo passeggero. Qualcosa che è stato una sola volta e per questo sembra non essere mai accaduto, forse è proprio così. Così per loro.
Un concerto incredibile, la gente sembrava lo sapesse già, Roma era tutta lì e al mio arrivo il sold-out era attivo da ore. Hanno suonato decine di strumenti, e il collettivo/band si è veramente evoluto dai precedenti lavori, qeusto è un album superiore, di spessore. Basta ascoltarlo per rendersene conto. E’ palese e quando è, significa. Ci sono arrivato anche io.
Canzoni una più bella e divertente dell’altra, suonate dal vivo in maniera magica. Suoni lontani, troppo. Ricordi altrettanto distanti, per questo così vicini, a te, da ascoltare tutto quello che intorno.
Ho scritto, e detto, che è il più bel concerto al quale sono stato quest’anno.. Lo confermo.
Tortoise @ Circolo Degli Artisti (Roma)
Scritto da Riccardo V. in Concerti Live il 26 novembre 2009
Tutto è partito un giorno, di qualche anno fa. Davanti alla domanda: “Come vuoi chiamare il tuo Blog?”. La risposta mi venne dal random di iTunes del mio Mac. Girava infatti I Set My Face To The Hillside. Così l’ho preso – il titolo- l’ho rivisitato in chiave bloggesca. Li ho fatti miei. con i fatti miei.
Ieri si sono presentati a Roma per mostrarci il loro Beacon of Ancestorship, psichedelico disco pieno di roba, di sudore sugli strumenti. Pieno di voglia di suonare, che poi il resto ’sti cazzi. Ugualmente suddiviso è stato il concerto, i signori del math-rock-progressive si sono superati e divertiti nel farlo. Divertirsi nel superarsi, una roba da far(si) venire i brividi.
Il concetto è sempre lo stesso: l’ossessione di questo mondo è palpabile come le tette nei palazzi politici. Quindi, perchè non farci l’abitudine anche nelle geometrie distorte di un album che è la fusione di math-post-progressive-rock?! Perchè non apprezzarlo?! Essù!
Noi abbiamo apprezzato, ma noi due di ossessioni siamo i primi della classe. Quelli con l’eterna mano alzata a rompere i coglioni e ad attirare sguardi malevoli. Dove c’è ossessione, ipnosi, batteria (due nel loro caso, una roba veramente da intenditori), voglia e capacità di suonare, siam lì con le birre in alto. Poi quello che fa o pensa la gente, non ci interessa, la gente non saNNO quello che dicono e pensano.
Uno dei concerti post-rock dell’anno musicale romano. senza ombra.
HyperSounds @ Museo Reina Sofia, Madrid
Scritto da Riccardo V. in Estero, Festival il 7 novembre 2009

Il 13 e 14 novembre a Madrid, presso il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia in collaborazione con Advanced Music, si terrà HyperSounds, una serie di concerti dal vivo, djset, documentari, installazioni e performance audiovisive di artisti impegnati nell’esplorazione del suono.
Tra i live più attesi, che vedranno alternarsi il surround 5.1 di Umfeld, il muro noise di Shit & Shine (Riot Season) e le confessioni pop di Tender Forever (K Records), ci sarà quello di Various Production (XL), esplosi nel 2006 con The World Is Gone e con una serie di remix dubstep-folk di Thom Yorke e Cat Power.
I djset spazieranno dai nuovi suoni urbani UK di Rustie e Mary Anne Hobbs agli esponenti di spicco della scena madrilena, come Rec_Overflow, Annie Hall, HD Substance e Svreca.
Imperdibili, infine, le due installazioni dell’olandese Edwin van der Heide (Laser Sound Performance e Spatial Sound), la proiezione del documentario sull’improvvisazione musicale Amplified Gesture di Phil Hopkins prodotto da David Sylvian, e i seminari del Medialab Prado di Madrid e del Pompeau Fabra University Musical Technology Group di Barcellona.
Tutti gli eventi sono ad ingresso libero, fino al raggiungimento della massima capacità. Per i seminari non serve registrarsi, mentre per assistere ai concerti live all’Auditorio 400 (Umfeld, Shit & Shine, Tender Forever e Various Production) bisogna prenotarsi su www.museoreinasofia.es.
Fonte: Pig Mag
Un sold-out degli Arctic Monkeys non fa notizia. Al di là della Manica non fa notizia perché sono ben conosciuti e si sa che sono avvezzi al tutto esaurito, in Italia non fa notizia perché li conoscono in pochi e alla critica ufficiale certe cose non interessano. Ma mentre viaggio verso una freddissima Milano l’idea di far parte di una sotterranea tribù di appassionati mi fa vedere il tutto in maniera ancor più romantica.
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