Archivio per la categoria Concerti Live

Tortoise @ Circolo Degli Artisti (Roma)

tortoiseTutto è partito un giorno, di qualche anno fa. Davanti alla domanda: “Come vuoi chiamare il tuo Blog?”. La risposta mi venne dal random di iTunes del mio Mac. Girava infatti I Set My Face To The Hillside. Così l’ho preso – il titolo- l’ho rivisitato in chiave bloggesca. Li ho fatti miei. con i fatti miei.

Ieri si sono presentati a Roma per mostrarci il loro Beacon of Ancestorship, psichedelico disco pieno di roba, di sudore sugli strumenti. Pieno di voglia di suonare, che poi il resto ’sti cazzi. Ugualmente suddiviso è stato il concerto, i signori del math-rock-progressive si sono superati e divertiti nel farlo. Divertirsi nel superarsi, una roba da far(si) venire i brividi.

Il concetto è sempre lo stesso: l’ossessione di questo mondo è palpabile come le tette nei palazzi politici. Quindi, perchè non farci l’abitudine anche nelle geometrie distorte di un album che è la fusione di math-post-progressive-rock?! Perchè non apprezzarlo?! Essù!

Noi abbiamo apprezzato, ma noi due di ossessioni siamo i primi della classe. Quelli con l’eterna mano alzata a rompere i coglioni e ad attirare sguardi malevoli. Dove c’è ossessione, ipnosi, batteria (due nel loro caso, una roba veramente da intenditori), voglia e capacità di suonare, siam lì con le birre in alto. Poi quello che fa o pensa la gente, non ci interessa, la gente non saNNO quello che dicono e pensano.

Uno dei concerti post-rock dell’anno musicale romano. senza ombra.

, , , , ,

2 Commenti

Explosions In The Sky @ OLT (Openluchttheater Rivierenhof, Deurne-Antwerp)

Eccoci qui, di ritorno. Il Belgio è un grazioso paese, pittoresco alle volte, alla mano e familiare, un posto dove vivere, mangiare, BERE.

Quello che ci interessa però non è questo, non è stato questo, bensì il concerto che il sudetto paese ospitava: gli Explosions in the sky. Arrivati stanchi e infrExplosions in the skyeddoliti, dalla temperatura scesa vertiginosamente rispetto agli altri giorni, ci siamo ritrovati dinanzi ad un parco poco fuori la città di Antwerpen. Un parco meravigliosamente verde e silenzioso, nel cui mezzo si estendeva un lago (e ci si estede ancora). La sensazione di una lunga camminata verso un concerto è fantastica, un po’ come lo è la marcia dei tifosi inglesi verso lo stadio il giorno delle partite. Ti crea un qualcosa di inspiegabilmente chiarificante, o quanto meno mette pace.

Arrivati all’entrata sembrava di essere a Babilonia, ogni tipo di lingua veniva parlata…poco importa. Preso il mio poggia-chiappe-anti-pioggia mi sono fiondato verso la struttura e le scalinate per prendere posto. Il gruppo spalla erano i Krakow, band belga dalle sonorità interessanti, lo-fi. Hanno riscaldato il posto che cominciava a muovere le foglie tutt’ intorno.

Finito di ascoltarli, sono saliti sul palco gli Explosions con “first breath after coma e lì, tranne qualche foto fatta in alcuni momenti, mi sono chiuso completamente. Lo aspettavo quel battito dopo il coma, lo aspettavo da tutto un periodo che è tedioso e inadatto descrivere qui, ed invece non c’è stato. Forse non  serviva, non ce n’era bisogno, o forse perchè “the search continues” tanto per citare qualcuno (Bloc Party, ndr), non lo so.

Sicuramente c’è qualcos’altro, fatto sta che hanno suonato non molto, sembrando a loro agio nei momenti di rock puro e duro, svogliati e poco convinti, invece, in quegl’arpeggi melodici che, forse, li hanno accompagnati troppo spesso. Sul finale, senza uno straccio di bis, si è alzato un vento e, a buio inoltrato, lungo tutto il viale dell’uscita, erano state fissate delle luci soffuse, effetto lanterna. Un’atmosfera surreale data anche dal luogo mai visto prima e molto particolare. Ho avuto una notte di sonno in macchina all’aeroporto per pensarci prima di ripartire. Al risveglio, l’alba stava lì lenta in attesa. In quel momento ho capito cos’era quel “qualcos’altro”…

, , , , , , , , , , ,

Nessun commento

Soundlabs Festival 2009 (Roseto Degli Abruzzi)

Per chi avesse paura di non poter assistere ad alcun concerto/festival a settembre, si sbaglia. Il 4 ed il 5 settembre a Roseto degli Abruzzi più precisamente nell’area concerti allestita presso lo Stadio “Fonte dell’ Olmo” alla periferia sud di Roseto ad 1,5 km dalla stazione FS.

La capienza dell’area concerti è di 2.500 persone. Le bands invitate si esibiranno su uno stage coperto di metri 14m x 10m, affiancato da torri di 2,5m x 8.

Nelle scorse edizioni, la line-up ricca e di ottimo livello, aveva contribuito a far crescere l’interesse per questa manifestazione. Quest’anno, anche, l’impegno è stato enorme, seppur in maniera meno efficace in termini di nomi.

La line-up è così composta: il 4 Settembre si esibiranno Glasvegas, Massimo Volume, The Wave Pictures, Cometa fever.

Il 5 Settembre: Jose Gonzales, Uzeda, Wildbirds & Peacedrum, Zu e Dente.

La musica, la buona musica, il mare e tutto ciò che l’Abruzzo può offrire in termini di paesaggi e cibaglie varie. Cos’altro serve? Non mi viene in mente proprio nient’altro, che si faccia onore, dunque, a codesta manifestazione.

AltreRisorse


, , , , , , , ,

Nessun commento

Mogwai @Luglio Suona Bene 2009 (Auditorium, Roma)

Quest’anno l’appuntamento all’L'Auditorium di Roma è stato, come sempre, imperdibile con la Settima edizione di “Luglio Suona Bene 2009.  L’effetto di Roma, al suono di manifestazioni e concerti, ha sempre qualcosa di unico. C’è da ammetterlo, nonostante tutto.

Reduci da un’edizione 2008, veramente ineguagliabile, anche quest’anno si sono esibiti, o si esibiranno, nomi importanti: De Gregori, Fiorella Mannoia, Burt  Bacharach, Antony and the Johnsons, Tracy Chapman, John Fogerty e, come nel caso della passata serata, i Mogwai.

La cavea, non piena completamente, si era caricata del silenzio tipico  suscitato da certi “gruppi”. Il cielo non ancora scuro, salutava il passaggio di alcuni gabbiani venuti, anche loro, a presenziare l’evento (uno dei migliori di questa stagione).

Poi sono saliti loro, un gruppi di cinque ragazzotti scozzesi, dall’aria semplice e dimessa: i Mogwai. Cinque ragazzi che non sembravano aver coscienza dell’apporto dato alla corrente post-rock. Quella corrente che ha fatto esplodere dei mostri sacri, o presunti tali, quali Explosios In The Sky e altri come i Giardini di Mirò. Per non parlare del periodo di uscita concomitante con i Tortoise, cosa che li mette in primissimo piano nella scena rock.

Il loro è un percorso particolare, di sperimentazione pura nelle sonorità rock. L’emblema perfetto dello sperimental. La malinconia che ne esce è particolarmente toccante. Batteria e chitarra fantasticamente fuse insieme con suoni distorti, come distorta poi è la percezione della realtà. E’ così. Unico.

L’umiltà di fare musica per se stessi che è l’appendice di quelli che ieri avevano occhi chiusi e lucidi. L’umiltà di non voler essere dei divi loro stessi ma dare spazio alle note, alle abilità personali e di gruppo. Un altro momento magico all’ombra dell’auditorium.

Guarda il video di “Mogwai Fear Satan” ovviamente della Blogotheque, qui sotto.

Mogwai – Mogwai Fear Satan


Altre Risorse

Vai alla sezione “Luglio Suono Bene” dell’Auditorium

Il sito ufficiale dei Mogwai

La scaletta della serata

, , , , ,

Nessun commento

Noah And The Whale @ MareaFestival (Fucecchio)

Il Marea festival di Fucecchio ha ormai raggiunto un’esperienza decennale e bisogna riconoscere che di tratta di una manifestazione musicali più che rispettabile, che è riuscita negli anni ad attirare formazioni italiane e non quali Planet Funk , Afterhours, Marlene Kuntz, Elisa, Baustelle e Mogway.

Quest’anno ha attirato la nostra attenzione la presenza dei Noah and The Whale, che con il loro album Peaceful The World Lays Me Down si sono aggiudicati uno spazio importante nella attuale scena indie inglese. Il fatto che i concerti di MareaFestival siano quasi tutti gratuiti, compreso il loro, non ha fatto che accrescere il nostro compiacimento per questo lieto evento.

Partiamo da Roma armati di Reflex e Ritz (dicono che non si può partire senza) grazie all’aiuto del navigatore raggiungiamo con largo anticipo questo piccola cittadina toscana e individuiamo subito gli allestimenti del festival ancora vuoti dove i Noah stanno eseguendo il soundcheck con l’aiuto dello staff Marea.

Poco dopo riusciamo ad avvicinarli mentre bevono una birra e scambiamo due parole con loro. Ci spiegano si essere in Italia solo per poche date, di aver suonato a Roma al Circolo degli Artisti pochi mesi prima e di essere in partenza per una serie di festival estvi in Inghilterra. Ci parlano del nuovo album, in uscita a fine Agosto, confermandoci quanto già intuito dalle anteprime distribuite sul web: un cambio di sonorità rispetto al primo lavoro. The first days of Spring sarà un album più malinconico del primo e con una maggiore attenzione alla dimensione strumentale.

Piacevolmente colpiti dalla loro simpatia (specialmente dalla cordialità di Charlie e Tom) e incoraggiati dalle loro precedenti performance casalinghe per Blogotheque e Fiume Night, ci spingiamo fino ad invitarli a venire a trovarci a Roma e poi li salutiamo. Verranno??

Aprono il concerto i The Hacienda, formazione toscana che sta riscuotendo un discreto successo in terra madre ed è riuscita a sbarcare anche in Inghilterra grazie alle frequenze di XFM Manchester. Capiamo da subito che la maggior parte delle persone sono qua per sentire loro.

The Hacienda non colpiscono per originalità, ci appare da subito un po’ forzato il riferimento al brit-rock degli Artic Monkeys (preoccupante anche come il look sembri rifarsi ad Alex Turner) e lo scorrere dei loro pezzi non regala variazioni interessanti sul tema.

Quando lasciano il palco, gran parte della platea li segue e il concerto dei Noah and The Whale inizia con poche decine di persone ad assistervi. La formazione inglese non delude. Partono con un pezzo strumentale, probabilmente tratto dal prossimo album, accentuandone l’indole rockettara, come per non spegnere l’atmosfera avviata dai The Hacienda e poi alternano pezzi nuovi e successi dell’album precedente, i pochissimi fan presenti cantano e strepitano.

Quello che più colpisce è la fantasia e l’originalità con cui il gruppo si approccia agli strumenti: Charlie Fink suona la chitarra arpeggiando o col plettro, distorcendola e facendo scivolare uno spazzolino elettrico sulle corde, Doug Fink sembra indemoniato alla batteria e, pieno di carica, contorce la bocca a tempo, Tom Hobden passa dal violino alla chitarra alla tastiera con gran disinvoltura. Il risultato finale è ottimo e inedito, sembra una fusione tra folk e post-rock.

L’unica cosa che ci lascia un po’ l’amaro in bocca è vedere una band che pochi giorni prima ha suonato a Glastonbury, e a Coachella, cercare di convincere una sparuta folla nella campagna toscana. Se dobbiamo fare i complimenti alla organizzazione di Marea per le scelte artistiche, ci rammarichiamo però constatando che il nostro paese è ancora un po’ indietro nel riconoscere e promuovere le realtà musicali che sbocciano nel resto d’Europa. Speriamo che i Noah vogliano ancora tornare nel nostro paese, magari a casa nostra.

Giorgio

(gmattiocco@fastwebnet.it)


, , , ,

4 Commenti