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Explosions In The Sky @ OLT (Openluchttheater Rivierenhof, Deurne-Antwerp)

Eccoci qui, di ritorno. Il Belgio è un grazioso paese, pittoresco alle volte, alla mano e familiare, un posto dove vivere, mangiare, BERE.

Quello che ci interessa però non è questo, non è stato questo, bensì il concerto che il sudetto paese ospitava: gli Explosions in the sky. Arrivati stanchi e infrExplosions in the skyeddoliti, dalla temperatura scesa vertiginosamente rispetto agli altri giorni, ci siamo ritrovati dinanzi ad un parco poco fuori la città di Antwerpen. Un parco meravigliosamente verde e silenzioso, nel cui mezzo si estendeva un lago (e ci si estede ancora). La sensazione di una lunga camminata verso un concerto è fantastica, un po’ come lo è la marcia dei tifosi inglesi verso lo stadio il giorno delle partite. Ti crea un qualcosa di inspiegabilmente chiarificante, o quanto meno mette pace.

Arrivati all’entrata sembrava di essere a Babilonia, ogni tipo di lingua veniva parlata…poco importa. Preso il mio poggia-chiappe-anti-pioggia mi sono fiondato verso la struttura e le scalinate per prendere posto. Il gruppo spalla erano i Krakow, band belga dalle sonorità interessanti, lo-fi. Hanno riscaldato il posto che cominciava a muovere le foglie tutt’ intorno.

Finito di ascoltarli, sono saliti sul palco gli Explosions con “first breath after coma e lì, tranne qualche foto fatta in alcuni momenti, mi sono chiuso completamente. Lo aspettavo quel battito dopo il coma, lo aspettavo da tutto un periodo che è tedioso e inadatto descrivere qui, ed invece non c’è stato. Forse non  serviva, non ce n’era bisogno, o forse perchè “the search continues” tanto per citare qualcuno (Bloc Party, ndr), non lo so.

Sicuramente c’è qualcos’altro, fatto sta che hanno suonato non molto, sembrando a loro agio nei momenti di rock puro e duro, svogliati e poco convinti, invece, in quegl’arpeggi melodici che, forse, li hanno accompagnati troppo spesso. Sul finale, senza uno straccio di bis, si è alzato un vento e, a buio inoltrato, lungo tutto il viale dell’uscita, erano state fissate delle luci soffuse, effetto lanterna. Un’atmosfera surreale data anche dal luogo mai visto prima e molto particolare. Ho avuto una notte di sonno in macchina all’aeroporto per pensarci prima di ripartire. Al risveglio, l’alba stava lì lenta in attesa. In quel momento ho capito cos’era quel “qualcos’altro”…

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