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Odio profondo. Mtv (perchè ai ciofani piaGGiono le sigle) e tutto l’ambaradan.

Che poi è fastido, in realtà, che poi diventa cronico. che poi lo odi.
Che tutto l’universo discografico gira intorno a stereotipi culturali e sociali sub-americani, lo si sa. Vederlo al di fuori delle dinamiche compulsive di Mtv (che VENDE musica a suon di culi), là dove non si era visto, eh, no! così e meglio andare a scuola di nodi per cappio!
Sugli scaffali di note “catene di distribuzione” (se mai abbiate avuto lo strazio e il fastidio di trovarvici dinanzi, lo sapete) non dico di volerci trovare, chessò, i Confuse The Cat, o il gruppetto punk-rock che ascoltavi al liceo, ma al meno santiddio non riempitele di stronzate= tette e culi. Non riempite gli occhi di locandine con “cantanti sexy” (non si cerca neanche più di camuffarli da bravi cantanti, no, si va dritto al succo senza ipocrisia  alcuna, dritti: “compra il cd, so’ belli!”). Nel momento in cui la finalità ultima non è più quell’arrivare che noi tanto, in quel momento capisci di doverti girare e andartene, ma tanto arriva prima il fastidio. L’espressione e la comunicazione sostituite, al primo posto, dal soldo, dalle vendite; subito ti ritrovi tra i facili slogan contro la guerra o contro il surriscaldamento del pianeta, con vallette nude sul palco e conduttori finti nerd.

Da un lato, che cazzomenefrega: contribuisce ad arricchire, sfoltendola, quell’oligarchia culturale che altrimenti non esisterebbe, che altrimenti non si sbrodolerebbe addosso idee, frasi e ragionamenti che solo lei sa.

Dall’altro, che cazzo: tutto e proprio tutto deve seguire certe logiche, qualsiasi “indipendente” che duri rischia di caderci?

Chè allora non ci saresti andato nel negozio, a saperlo evitavi, a saperlo evitavi di ficcarti forbici negli occhi, di accendere la tivvù. evitavi insomma, di evitare. Come sapere che LA band islandese -che non cito mai, per gelosia/altro- prima se ne esce con il cantante affaccendato in progetti con altri semi-geni della musica,  non contento incide un disco da solista in inglese ed uno col ragazzo; poi succede che scarta il lavoro al quale stava lavorando col gruppo, interamente, cioè una roba tipo: “dobbiamo metterci a scrivere tutto da capo”. Io da grupie quindicenne coll’ormone impazzito ci sono rimasto/a come uno/a che scivola verso il buio. Lo aspettavo da un po’ quel disco, il primo senza certe atmosfere intorno, senza pezzi. ma questa è un’altra storia.
La cosa che mi duole di più è quell’inglese usato, -ecco l’ho detto!- per la prima volta e testato sull’ultimo disco in una singola canzone (pure bruttina). sappiamo tutti che l’importante è il messaggio, il proggetto e l’idea che hai e non con quale idioma li cominichi. Lo so, lo sappiamo. vaffanculo, abbiamo capito.

Mi chiedo, però, in nome di quale motivo un front-man così radicato nelle atmosfere, nei luoghi, nei modi di quella terra che veramente, possa cambiare lingua. La risposta in quello che, più o meno, 230 parole fa. Posso, forse, anche, essere semplicemente io quello ancora legato a un modo, e tutto ciò che c’è in mezzo è solo progresso che non voglio. Io, ad avere timori sparsi.

Vabbè ma l’importante è il progetto, l’idea e la voglia e non quale idioma usi. Tutto qui? Tutto qui.

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