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Mùm @ Circolo degli Artisti (Roma)
Scritto da Riccardo V. in Concerti Live il 1 dicembre 2009
E’ pericoloso. Estremamente pericoloso. Fortemente dolce, intimo, felice, confidenziale, amorevole, accogliente, divertente, vederli dal vivo. Per questo estremamente vincolante. Ripeto: pericoloso.
Vincolante verso certi ragionamenti e certi percorsi, quando ti sforzi di allontanare quella parte fragile di te, quella che sorriderebbe a chiunque, ecco che loro ti accompagnano a ri-prenderla. Come ottimi traghettatori, non ti fanno capire durante il percorso, ti ammaliano con discorsi dalle guance talmente bianche che i rossi sembran disegnati. Ti accorgi dove sei a viaggio concluso, a destinazione raggiunta. Ma quant’è bella quella meta ragiunta? Quanto è dolce abbandonarvisi? …posso guardarvi da lì, ed il rischio è quello di non tornare, il pericolo è quello di non riuscirci nè volerlo. Si sta bene lontano da sè stessi, con loro che cantano tutt’intorno. E cantano l’allegria ma è un velo coprente, lo sappiamo, forse non tutti. C’è l’oscurità dietro note simili, sofferenza e ossessioni macabre.
L’Islanda muore, per ora, lenatamente ma neanche tanto. I suoi “paladini” sembrano aver messo da parte le tristezze della questione (in minima parte) ed essersi rilassati più che preoccupati. Si sa, l’Islanda da qui è lontana. Lo sbattere di pentole a cui non siamo abituati “politicamente” e con il quale, lì, si fanno dimettere governi, ce lo possiamo solamente immaginare tra le note di un idealismo suonato calmo, che ci “presenta” gli abitanti di quei luoghi . Così mi piace pensarlo, così ci hanno abituati a pensare. Sono lontani i fari nei quali scrivevano e che mi hanno fatto immaginare una vita migliore, sognare qualcosa che forse è solo passeggero. Qualcosa che è stato una sola volta e per questo sembra non essere mai accaduto, forse è proprio così. Così per loro.
Un concerto incredibile, la gente sembrava lo sapesse già, Roma era tutta lì e al mio arrivo il sold-out era attivo da ore. Hanno suonato decine di strumenti, e il collettivo/band si è veramente evoluto dai precedenti lavori, qeusto è un album superiore, di spessore. Basta ascoltarlo per rendersene conto. E’ palese e quando è, significa. Ci sono arrivato anche io.
Canzoni una più bella e divertente dell’altra, suonate dal vivo in maniera magica. Suoni lontani, troppo. Ricordi altrettanto distanti, per questo così vicini, a te, da ascoltare tutto quello che intorno.
Ho scritto, e detto, che è il più bel concerto al quale sono stato quest’anno.. Lo confermo.
Tortoise @ Circolo Degli Artisti (Roma)
Scritto da Riccardo V. in Concerti Live il 26 novembre 2009
Tutto è partito un giorno, di qualche anno fa. Davanti alla domanda: “Come vuoi chiamare il tuo Blog?”. La risposta mi venne dal random di iTunes del mio Mac. Girava infatti I Set My Face To The Hillside. Così l’ho preso – il titolo- l’ho rivisitato in chiave bloggesca. Li ho fatti miei. con i fatti miei.
Ieri si sono presentati a Roma per mostrarci il loro Beacon of Ancestorship, psichedelico disco pieno di roba, di sudore sugli strumenti. Pieno di voglia di suonare, che poi il resto ’sti cazzi. Ugualmente suddiviso è stato il concerto, i signori del math-rock-progressive si sono superati e divertiti nel farlo. Divertirsi nel superarsi, una roba da far(si) venire i brividi.
Il concetto è sempre lo stesso: l’ossessione di questo mondo è palpabile come le tette nei palazzi politici. Quindi, perchè non farci l’abitudine anche nelle geometrie distorte di un album che è la fusione di math-post-progressive-rock?! Perchè non apprezzarlo?! Essù!
Noi abbiamo apprezzato, ma noi due di ossessioni siamo i primi della classe. Quelli con l’eterna mano alzata a rompere i coglioni e ad attirare sguardi malevoli. Dove c’è ossessione, ipnosi, batteria (due nel loro caso, una roba veramente da intenditori), voglia e capacità di suonare, siam lì con le birre in alto. Poi quello che fa o pensa la gente, non ci interessa, la gente non saNNO quello che dicono e pensano.
Uno dei concerti post-rock dell’anno musicale romano. senza ombra.
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